07/06/16

KATATONIA - The Fall of Hearts (Review)

Full Lenght - Peaceville
(2016)

Parlare dell'ultimo Katatonia non è semplice. Al di là dei facili entusiasmi per la creatura svedese che ha praticamente delineato il moderno modo di intendere il Depressive Rock di marca più progressiva e sognante, quel genere di confine che prende le melodie più cupe e le assorbe in  partiture moderne  quasi pop, sempre tenendo bene a mente però la lezione di pesantezza derivata dal loro passato Black Metal, quel liquido e sognante  Metal Rock che strizza l'occhio allo Shoegaze ma che mantiene i piedi a terra con riff pesanti come un macigni, si, quel genere che ha sdoganato il nome Katatonia (ma anche Opeth) al mondo intero.  


“The Fall of Hearts”è nuovo capitolo della via crucis dei moderni Katatonia, ed è un notevole passo avanti rispetto alle loro ultime scialbe prove in studio, che non avevano aggiunto nulla alla loro carriera in termini qualitativi né creativi. Avendoli praticamente seguiti dal loro primo vagito fino al presente, posso tranquillamente dire che ho apprezzato molto alcuni lavori, altri mi sono sembrati eccezionali, altri parzialmente riusciti, come è giusto per chi intraprende una carriera così longeva e con i rischi che i cambi di rotta comportano durante il percorso. Questa premessa per dirvi che a me, personalmente, “The Fall of Hearts” piace si e no, ma non per i motivi che si potrebbe pensare. Formalmente l'album è brillante, una produzione praticamente al massimo delle loro possibilità, i suoni non sono mai stati così precisi e brillanti e le armonie sono di una raffinatezza che artisti più famosi si sognano, ma a cui non arriveranno decisamente mai, nemmeno se pagano con la loro anima Euterpe, la musa della musica. Premesso ciò gli ultimi Katatonia hanno secondo me hanno fatto un errore di fondo che solo il tempo potrà smentire o confermare, ossia l'aver di nuovo, ulteriormente, snaturato la loro natura primaria, a favore di un facile consenso nell'immediato. 

Avevo sempre messo in conto che determinate scelte stilistiche della loro carriera erano dettate dal “trend” del momento, molti album, risentivano  della moda o del genere che all'epoca andava per la maggiore ( i tempi NU-Metal di “Viva Empiness”, ad esempio o l'utilizzo dell'acustico in “Dead End Kings”), ma che ora si prende “inspirazione” (chiamiamola inspirazione, và...) dai Tool, ed in maniera così smaccata risulta spiazzante, se non giocoforza fazioso. “Takeover” è praticamente clonata su un qualunque pezzo di Lateralus, mentre nell'ascolto di “Serac” appare il fantasma di Steve Wilson a chiedere i diritti. E quando non si “inspirano” ai Tool o ai Porcupine Trees, svaligiano tranquillamente i connazionali  Opeth ( “Decima” sembra un out-take di Damnation...). Perdonate la franchezza,  ma per quanto mi sforzi, i rimandi a questo o quell'altro artista saltano fuori ad ogni singola traccia. Quindi un lavoro riuscito sulla forma e anche nella sostanza – la performance vocale è sempre il loro maggior pregio e da questo punto di vista il lavoro è egregio, toccante quando serve e drammatico il giusto senza diventare stucchevole - ma che però difetta di personalità e resta sospeso nel limbo dei “ma perché?”. In definitiva un lavoro, questo “The Fall of Hearts” che li consacrerà comunque a Leader non Follower del loro stile unico ed inconfondibile, ma che per quanto ascolti il lavoro (che spesso cade nel prolisso, purtroppo, data la reiterazione del clichè), non riesce a convincermi del tutto della bontà delle loro intenzioni. 

Spero,  e mi auguro che sia uno di quei lavori di transizione, un po' come è stato “Discouraged Ones”, che aveva spiazzato tutti, lanciando però i prodromi di una carriera che finalmente si realizzava. Per il momento mi riservo il dubbio di capire se sia realmente un'evoluzione naturale del loro stile ( che stava pericolosamente implodendo su se stesso) e che quindi sia un nuovo, ulteriore “next level” verso il futuro, oppure una scelta di comodo dettata più dal giocare sul sicuro e rischiare il meno possibile. Resto in attesa, ma vi tengo d'occhio.

Recensione a cura di:  D666
Voto: 70/100

TRACKLIST:
01.Takeover  07:09 
02. Serein  04:46 
03. Old Heart Falls  04:22 
04. Decima  04:46 
05. Sanction  05:07 
06. Residual  06:54 
07. Serac  07:25 
08. Last Song Before the Fade  05:01 
09. Shifts  04:54 
10. The Night Subscriber  06:10 
11. Pale Flag 04:23 
12. Passer  06:25 
TOTALE: 60:07


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